Saluto al Gange: tra leggenda e purificazione

 

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Il bassorilievo di Mahabalipuram raffigurante discesa del Gange sulla Terra. (foto di Lorenza de Luca)

Il Saluto al Gange (Ganga Namaskara) è una sequenza di asana collegata con la purificazione del karma.
Da sempre il fiume Gange ha un’importante ruolo spirituale nella tradizione induista, difatti i devoti si recano in pellegrinaggio sulle sue sponde per bagnarsi nelle sue acque, considerate sacre e in grado di lavare via ogni negatività.

La leggenda vuole che il Gange fosse in realtà una bellissima dea, Ganga, figlia del dio della montagna Himavan.
Troppo bella per gli esseri umani, gli dei la collocarono nei cieli, dove formò il luminoso fiume di stelle che noi conosciamo come Via Lattea.
Ma nel frattempo, sulla Terra, il re Bhagiratha cercava un modo per espiare i tremendi peccati che la sua stirpe aveva perpetrato nel corso dei secoli, colpe così gravi che solo Ganga avrebbe potuto lavare via.
Egli quindi si mise a meditare a braccia alzate e su un piede solo, al centro di un cerchio composto da cinque falò ardenti. Per mille anni restò in piedi, pregando e sottoponendosi alle privazioni.
Il dio Brahma, impietosito da quell’ardore, gli domandò cosa volesse e il re Bhagiratha chiese che la dea Ganga scendesse sulla terra come un fiume. Il dio comprese le sue ragioni, ma invitò il re a rivolgersi anche a Shiva. Difatti, le acque di Ganga sanno essere impetuose e possono spazzare via la terra completamente, senza l’intervento divino di Shiva a fermare la loro potenza.
Bhagiratha proseguì quindi la sua meditazione, privandosi gradualmente di ogni cosa, finché non si nutrì solo di aria e di acqua.
Il dio Shiva, mosso a compassione, decise che le acque di Ganga potevano scendere liberamente sulla terra e mondare i peccati del devoto, a patto che prima scorressero attraverso la sua chioma, in modo da filtrarle e limitare la loro potenza distruttiva.
E così fu. Dal cielo la dea defluì con tutto il suo splendore dalla Via Lattea sulla terra, passando attraverso i capelli di Shiva, seduto nella sua dimora sul Monte Kailasa, sull’Himalaya.
E da lì, il fiume che oggi conosciamo traccia il suo cammino attraverso l’India, fino al suo delta.

Qui di seguito la sequenza di asana del Ganga Namaskara:

di Marisa Giorgini

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Disegni di Lorenza de Luca

 

 


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