Il dono dell’Acquario: lo Yoga in armonia con la qualità del momento

In questa fase dell’anno le buie e fredde giornate invernali cominciano ad allungarsi e nell’aria c’è qualcosa di nuovo che lascia presagire il ritorno della luce e i primi timidi accenni della Primavera.
Se il segno del Capricorno ci ha insegnato la tenacia indispensabile nel buio e nella solitudine dell’inverno, con l’Aquario possiamo finalmente scrollarci di dosso il torpore e alzare la testa, percependo il nuovo che arriva: dapprima lo sentiamo come una speranza, poi come una sorta di eccitazione che ci apre alla vita, infine come gioia del comunicare con gli altri per vivere insieme il nuovo ciclo ciò che non tutti ancora vedono.
L’Aquario, infatti, ha un dono particolare: “vede” il futuro e lo condensa in azioni e idee che ne faciliteranno l’esperienza anche agli altri. Non è un caso che la maggioranza degli inventori sia di questo segno:
un inventore non ha una fede cieca, ma sa che una certa cosa può essere realizzata
e che deve solo trovare in che modo farla, come fece l’Aquario Edison con gli infiniti esperimenti che hanno poi portato all’accendersi della prima lampadina.

Così se nel periodo del Capricorno ci siamo allenati allo stare nella mancanza e all’usare il vuoto per attivare la pineale e le risorse interiori che non trovano spazio quando siamo troppo presi dalla vita esteriore, nel periodo il cui l’archetipo dell’Aquario soffia su di noi la sua energia è importante dare forza ai semi che attireranno il nostro futuro migliore.

La fisica quantistica ci dice che il tempo lineare è nella nostra mente e che spesso una causalità che va dal futuro al presente funziona meglio di quella tradizionale che considera solo il flusso dal passato al presente.
Dare forza ai nostri sogni più profondi può alleggerire la nostra vita.
Certo le discipline interiori ci dicono quanto sia importante vivere nel presente, ma il presente di cui si parla è “un presente nell’eternità”, in cui in un attimo è contenuto anche tutto ciò che siamo stati e quello che saremo, perché da un punto di vista spirituale il tempo non esiste.

Il futuro è già ora, ma anche se come è certo che un fiume arrivi al mare di sicuro realizzeremo ciò che abbiamo già dentro e siamo venuti a sperimentare, è anche vero che abbiamo una scelta di futuri possibili in cui questo obbiettivo viene raggiunto in modo diretto e gioioso o con lunghi rallentamenti spesso dolorosi.

Da cosa dipende tale scelta ?
Da chi crediamo di essere.
Con che parte di noi ci identifichiamo ? Chi in noi sogna quello che saremo e lo proietta ?

Possiamo distinguere tre livelli di individualità:

  • L’Io Piccolo, ovvero tutto ciò che costituisce la nostra personalità, le abitudini, i modi di fare che abbiamo appreso dai nostri genitori, dai nostri amici, dalla scuola dalla società.
    E’ collegato alla mente la maschera dietro cui ognuno di noi si nasconde, ed è, il più delle volte, quello che crediamo di essere.

  • L’Io Vero, chiamato anche anima, che è la nostra parte più autentica, la nostra vera essenza.
    Potremmo essere nati da un miliardario di New York o da un povero pescatore della Patagonia, la sostanza dell’Io Vero non cambierebbe.
    Essa è la parte vera e profonda di tutti noi, quella che ha già vissuto molte volte e sa dove vuole andare. Se siamo in grado di metterci in contatto con questa dimensione di noi stessi, possiamo trovare la fonte della gioia di vivere e di una forza piena di pace.
    L’anima desidera non solo evolvere ed imparare, ma anche gioire nell’esprimere la sua unicità e anche gioire del fatto che ciascun essere esprima la propria.

  • L’Io Grande è il nostro Spirito, il nostro Sé più elevato, quello che dall’alto vede il grande disegno della Realtà e come una stella ci guida con saggezza.
    E’ il livello dei Princìpi, a cui possiamo accedere con la meditazione, spingendo la nostra consapevolezza ad un livello più alto e vasto.
    Nella letteratura yogica è descritto come l’uccello sul ramo che tutto vede, mentre l’altro uccello mangia il frutto delle vite (anima), cioè si vuole dire che c’è una parte del nostro Sé nasce in un corpo fisico e gode dei frutti della vita e una che non si incarna ma guida dall’alto.

L’Aquario è il segno che ricerca la vera individualità, proprio come il Leone, il suo segno opposto, è collegato all’esprimere la propria personalità.
La forza di Urano lo spinge verso l’io vero e il suo desidero di superare ogni falsa convenzione per vivere liberamente ed esprimere la propria unicità.
La sua ricerca si traduce poi in condivisione, con il senso profondo della collettività, e il desiderio di trovare persone che vibrino con lui.

Urano, quando riceviamo bene la sua energia, ci dona una sorta di “ scossa “ che ci mette in subbuglio e che ci porta a farci una domanda fondamentale: chi siamo davvero e come possiamo essere liberi di esserlo?

Anche nella pratica adatta al periodo dell’ Aquario ci sarà un momento iniziale ancora saturnino di sostegno del rene e di asana per le gambe, e poi una fase uraniana di scuotimento e danza libera, integrata dal movimento sinuoso e cosciente della Tàndava, la danza dell’Unità.

In questo particolare periodo dell’anno è anche importante collegarci con la verità della nostra anima e sognare il futuro che il nostro io vero vuole.
Quindi aggiungere alla pratica della respirazione con il mudra che sradica l’ego, e all’attivazione psichica (o pineale), su cui abbiamo lavorato dal solstizio d’inverno, anche un momento di meditazione per mettersi in contatto con
l’Io Vero, e sognare di realizzare il suo desiderio più profondo, quello che accende di gioia il nostro cuore.

Così coglieremo il dono che il tempo dell’Aquario ci offre ad ogni fine inverno, quello di riconoscerci come anime e di sognare il nostro futuro più luminoso.

di Marisa Giorgini


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