Il dono dei GEMELLI: divertirsi con il mondo della dualità

I Gemelli sono un segno d’Aria, l’elemento della mente, e ci parlano di una intelligenza che si risveglia e si apre alla curiosità, al divertimento e alla gioia di capire, di conoscere e di parlare.

E’ un segno collegato all’infanzia, con la sua vivacità e voglia di crescere e con il suo desiderio di giocare che, in molti rappresentanti del segno, si prolunga nell’età adulta diventando anche senso dell’umorismo e propensione allo scherzo.

Dopo la testa, collegata al segno dell’Ariete, e il collo a quello del Toro, l’energia della costellazione del Gemelli forma e governa le braccia e le mani, che sono due parti simili del nostro corpo eppure di natura tanto diversa sul piano dell’energia. Quando manchiamo di coordinazione le due braccia e mani si ostacolano a vicenda, ma quando lavorano insieme ci permettono una incredibile varietà di movimenti e danno forza e calore alla parola e alla comunicazione.

Tutte le antiche storie che riguardano dei gemelli ci parlano di profonde diversità presenti in esseri quasi uguali fisicamente: come succede per la cattiveria e bontà di Caino e Abele, o per la natura terrestre e celeste di Castore e Polluce.

Da quando abbiamo fatto il primo respiro, nascendo come esseri separati, non ci è possibile non confrontarci con la separazione e la dualità che caratterizza il mondo della materia. E il confronto è spesso doloroso, rafforzato dal predominio di una mente che divide, e dalla prospettiva egoica che l’accompagna. Come viviamo questa diversità fuori e dentro di noi?

Proprio in relazione a questo la Kabala ci parla di tre livelli evolutivi collegati all’archetipo dei Gemelli:

1- I Gemelli che litigano: quando si usa la mente come una spada, il senso critico crea conflitti e aggressività. La presunzione di essere nel giusto e di capire prima e meglio degli altri non facilita sicuramente rapporti pacifici e relazioni armoniose.

2- I Gemelli che dialogano: quando non ci si oppone al diverso da sé, ma si prova curiosità e desiderio di comunicare, cioè ci si comporta come persone differenti che tuttavia si sentono parte di una medesima famiglia, come sono i gemelli fisiologici, e quindi ci si ama e ci si ascolta. A questo stadio la diversità diventa stimolo e occasione di esplorare nuovi punti di vista e c’è più cuore e gioia nelle relazioni.

3- Le Anime Gemelle: si parla di anime gemelle quando si indicano due individui che grazie all’amore si fondono nella gioia reciproca di una relazione che li rende completi. Cuore e mente si uniscono e si comprendono, due parti diverse dentro di noi si incontrano e dialogano creativamente, come una coppia che da origine ai “figli” , che altro non sono che nuove possibilità e condizioni di coscienza.

In sintesi, l’Amore è l’unica forza che può far comunicare quello che è separato e ci permette di ritrovare il senso di unione e di connessione con tutto quello che c’è. Quando manca la comprensione del cuore, la mente emette giudizi che “tagliano”, e non permettono alla vita di germogliare: secondo la Cabala la lettera collegata ai gemelli è la “Zain”, che può essere vista anche come la rappresentazione di un pugnale.

La forza dei Gemelli è anche nella sua disponibilità al movimento, sia fisico che mentale che è donata dal pianeta Mercurio. Nel suo aspetto elevato è questa la forza che ci permette di evolvere.

Nella tradizione indiana è l’inerzia, l’ottusità, la passività, ad essere il vero ostacolo alla nostra realizzazione; difatti il termine sanscrito per “inerzia” è “ tamas”, che significa “oscurità”.
E che cosa può nascere se siamo paralizzati e immersi nel buio? Dobbiamo aprirci alla luce del cambiamento e uscire dalla nostra zona di comfort.

Mère in un’intervista alla radio indiana per il suo novantesimo compleanno sottolineò che la vera giovinezza è uno stato di coscienza, è il non arrendersi alla routine, il non sentirsi già “arrivati”, è quello che nello zen si chiama anche “mente da principiante”, cioè una mente aperta e disposta sempre ad imparare qualcosa di nuovo.

In termini yogici, in tutto il periodo vicino al Solstizio d’Estate è opportuno effettuare pratiche per aprire polmoni e caricare gli occhi (che sono collegati ai polmoni in quanto la prima volta che respiriamo è anche quella in cui vediamo per la prima volta la luce). Ideale la sequenza del Saluto a Garuda, preceduta dalle torsioni che rilassano la schiena e rinfrescano il sistema corporeo. La meditazione di Garuda e il lavoro con i mudra delle mani, insieme alle tecniche di pranayama in cui si respira a narici alterne sono un vero toccasana in questo momento dell’anno e i loro benefici fisici e mentali ci accompagneranno a lungo.

di Marisa Giorgini


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