CONCERTO DI MUSICA INDIANA
CON PARTHO SAROTHY

Domenica 18 Novembre 2018

20.30 - 22.30

Via Castellata 10/a Bologna

15€

15 2

Partho Sarothy

La musica indiana si basa su componimenti musicali chiamati raga e su un certo numero di scale chiamate le “spose dei raga” cioè “raghini”.
La parola “raga” significa “colore, emozione della mente” ed esprime un preciso valore simbolico ed energetico che, si afferma, può risanare colui che lo ascolta o lo canta.
Da tempo immemorabile infatti, in India le sette note musicali fondamentali (swara) sono state associate ai colori, alle energie sottili del nostro corpo, ai chakra, alle energie degli animali, della natura e del cosmo.

La serata sarà un incontro con il colore e l’emozione del raga: ci si aprirà all’energia risanante delle melodie, che daranno vita in noi non solo un’esperienza uditiva, ma anche energetica ed emozionale.

La musica classica indiana è un mondo da scoprire:
affascinante quanto complesso, imprevedibile quanto calcolato.
Chi si avvicina ad essa incontra una cultura artistica ricca,
articolata e particolarmente sofisticata,

in cui il fare musica è inteso come un processo creativo che ha un preciso impatto sull’esistenza.
Attraverso i coinvolgenti ritmi delle tabla,
strumento a percussione per eccellenza della musica classica indiana,

e la calda introspezione del sarod,
ci inoltreremo in quel fitto magma di implicazioni spirituali profonde,
di cui la musica indiana è intrisa.

L’arte conduce alla trascendenza attraverso l’esperienza estetica
e il musicista diventa così il tramite tra il mondo terreno e quello celeste.
Questa serata sarà l’occasione per immergerci nei colori della musica indiana magistralmente eseguita da uno dei suoi maggiori esponenti, PARTHO SAROTHY: uno dei più importanti allievi del leggendario RAVI SHANKAR.

Il Maestro verrà accompagnato da Papri Chakraborty, una Vocalist dotata di una voce melodica e di un talento naturale per la musica, che ha iniziato la sua formazione musicale fin dall’età di sei anni sotto la guida di Geeta Bhattacharya, discepola del rinomato maestro A. Kanan, appartenente alla scuola musicale (gharana) Kirana.

E da Stefano Grazia alle Tabla, uno dei primi in Italia a interessarsi alla musica indiana e alle Tabla, allievo di Pt. Sankha Chatterjee di Calcutta.

I tre musicisti formeranno per noi il Trio Golden Vibes.
Un’occasione irripetibile ! 

– Info e prenotazioni –
051 – 615 3435
omcentroyoga@gmail.com

Estratto concerto di maggio 2016 con Partho Sarodi e Stefano Grazia 

 

Con la partecipazione di Partho Sarothy al sarod

Partho Sarothy

Partho Sarothy è uno degli esponenti di maggior rilievo della musica classica indiana contemporanea.
Vanta una storica 
collaborazione con il leggendario RAVI SHANKAR, suo guru musicale.
Artista di fama internazionale, si esibisce oltre che in India anche in Europa e in America dove ha riscontrato un enorme successo di critica e di pubblico per lo stile altamente raffinato caratterizzato da grande precisione e tecnica, nonché da una rara sensibilità musicale.
Musicalmente Partho Sarothi si è formato alla scuola di Dhyanesh Khan (figlio di Ali Akbar Khan – probabilmente il più grande sarodista del ‘900per poi successivamente entrare, a partire dal 1980, tra i pochissimi allievi selezionati di Ravi Shankar, con il quale ha effettuato numerosi tour in Europa e America, come componente stabile del suo ensemble musicale.

Papri Chakraborty

Vocalist
E’ nata a Chandanagar, nel Bengala occidentale, in una famiglia di musicisti.
Dotata di una voce melodica e di un talento naturale per la musica, ha iniziato la sua formazione musicale fin dall’età di sei anni, sotto la guida di Geeta Bhattacharya, discepola del rinomato maestro A. Kanan, appartenente alla scuola musicale (gharana) Kirana.
In seguito, dall’età di 11 anni, è  stata seguita per ben 17 anni dal grande maestro MANAS CHAKRABORTY, poeta e scrittore oltre che figura di spicco nel panorama musicale indiano, della Kotali Gharana.
In seguito, dal 2008, è stata in grado di essere accettata come discepola dal suo grande idolo, la cantante Kishori Amonkar, leggendaria interprete della JAIPUR-ATRAULI gharana, che ha esercitato un’influenza rivoluzionaria nella musica indiana degli ultimi cinquant’anni.
Malgrado un eccellente background accademico (laurea con lode in Botanica e master in Gestione del Personale) e la possibilità di una carriera lucrativa, seguendo la sua inclinazione prediletta, si è dedicata completamente alla musica classica indiana.
Nei lunghi anni di disciplina sotto la tutela dei suoi Guru, Papri ha coltivato con perseveranza e senza risparmiarsi tutte le qualità di cui la sue voce è naturalmente dotata.
La sua ricerca spirituale di espressione del Divino nella musica si riflette nell’atmosfera serena e meditativa che le sue interpretazioni generano tra gli ascoltatori.
Nell’arco della sua carriera musicale ha potuto esibirsi in tutta l’India, come all’estero, condividendo anche lo stesso palco con i suoi grandi Maestri.
Appare regolarmente alla televisione indiana. È fondatrice e guida dell’Anuvinda Sangeet Ashram, accademia dedicata all’apprendimento e alla diffusione della musica classica indiana attraverso seminari e concerti.

STEFANO GRAZIA

e Stefano Grazia ai tabla

Stefano Grazia ha iniziato lo studio della cultura e delle musica indiana nel 1978 seguendo i corsi di Tabla dell’Istituto Internazionale di Musica Comparata di Venezia con il Maestro Sankha Chatterjee e si e laureato con lode in Storia Orientale (indirizzo Indologico) presso l’Università di Bologna nel 1984 con il Prof. Giorgio Renato Franci.
Da sempre interessato alla storia, alla filosofia e alla musica, conosce le lingue europee più importanti, si e occupato di lingue e culture asiatiche, recandosi spesso in India, presso varie scuole musicali e istituti culturali.
Ha conosciuto alcuni dei piu importanti artisti indiani del ‘900 come Ravi Shankar e ha accompagnato in oltre I 00 concerti numerosi illustri musicisti indiani.
Ha partecipato al festival culturale e musicale di Akko, in Israele, con il gruppo Ananké, di musiche ebraico-sefardite.
Nel 2000 ha dato inizio al progetto MUSA, finalizzato agli incontri artistici e culturali fra Oriente e Occidente ( www.artemusa.it )
Con l’Associazione MUSA ha realizzato a Bologna tra il 2004 e il 2008 alcune rassegne musicali tra cui La Via della Seta, La Seta e il Cotone, I’India e l’Occidente, East meets West , I Cieli sopra Bologna con la partecipazione di musicisti indiani ed europei di fama internazionale.
Nel 2005 ha allargato la propria formazione musicale alla scuola musicale di Benares con il Maestro Pooran Maharaj.
Nel 2006 partecipa al progetto India World di Bologna in qualità di direttore artistico per gli spettacoli sull’India e sull’Oriente realizzando numerosi eventi di musiche e danza dell’India, del Medio-Oriente e delle culture del mediterraneo.
Nel 2012 e 2014 ha partecipato alla Master Class del celeberrimo Zakir Hussain.
Dal 2006 tiene regolarmente conferenze e promuove attività didattiche sulla musica e sulla cultura indiana, e sullo scambio di valori e tematiche interculturali tra Oriente e Occidente.

 

Strumenti 
Sarod:

Il sarod è uno strumento cordofono pizzicato che predomina nella musica tradizionale indiana soprattutto nel Nord del continente.

Simile al liuto, il sarod è dotato di un manico corto con una tastiera metallica triangolare e di una cassa armonica di piccole dimensioni.
Le corde sono 25 e sono divise tra corde melodiche e corde di bordone utilizzate per l’accompagnamento.
Questo stimato strumento è profondamente amato per il suo suono caldo, potente e introspettivo.
Le corde di bordone arricchiscono il suono di una qualità riverberante e di una moltitudine di risonanze.
Il sarod è molto difficile da suonare perché la tastiera è sprovvista di tasti permettendo così al musicista di spaziare tra le varie note, tecnica chiamata Meend.

Tabla:

L’origine indiana dello strumento, sviluppato a partire dalle epoche dei Veda e Upanishad, è testimoniata da varie sculture presenti in molti templi indiani, come nelle grotte di Bhaja nello stato del Maharashtra risalenti al 200 a.C., o su un intaglio del XII secolo nei templi di Hoysala in Karnataka, dove viene mostrata una donna che suona il tabla durante una danza.
Diffuso in India e in Pakistan, consistente in una cassa di legno o terracotta sulla quale è tesa, mediante legacci, una pelle la cui tensione si può modificare ruotando dei cilindretti collocati tra il fusto e le stringhe di cuoio utilizzate per allacciare la pelle stessa.
Il tabla è utilizzato nella musica indiana, sia classica che popolare e religiosa, ma anche nella musica occidentale moderna di colorazione etnica.
E’ composto di solito da due corpi di forme e dimensioni diverse, ed è suonato con le mani con una raffinata tecnica di dita.
Al centro della membrana i due corpi sono dotati di un cerchio di pasta nera (syahi) composta da riso bollito, polvere di manganese e limatura di ferro, che danno ai tamburi la loro caratteristica risonanza. Il tamburo più grande, di sonorità bassa (bhayan o dugg), è suonato normalmente con la mano sinistra, mentre il più piccolo di sonorità alta (dhayan o tabla) con la destra.
Il dhayan ha una pelle centrale con una corona esterna e il syahi al centro, mentre nel bhayan il syahi non è perfettamente centrato sulla pelle, questo per consentire maggior estensione; grazie a queste particolarità si possono ottenere numerose sonorità creando un gioco timbrico particolare.
Le strutture ritmiche (Tala) della musica classica indiana sono complesse e vengono trasmesse e insegnate oralmente con una sillabazione ad imitazione dei vari suoni ottenuti con il tabla (Bol), ecco alcuni esempi:

 

LABORATORIO DI COLLAGE PSICHICO

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